SCELTA TV - La Guida alla Radio Televisione di Ieri e di Oggi

EDITORIALI SCELTA TV 1980
TOPIC_ICON1  view post Posted on 15/5/2009, 09:31
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IMPORTANTE:
gli articoli riportati in questa sezione sono tratti da "Scelta TV" settimanale, edito dalla cessata casa editrice F.lli Consolazione Editori. Si precisa che il contenuto di tali articoli - riportati a puro fine storico - NON NECESSARIAMENTE rispecchiano le opinioni e gli orientamenti dell'attuale gestore de "Scelta TV", il gruppo privato svizzero "Scelta TV Group". E' quindi palese che l'attuale gestore de "Scelta TV", il gruppo privato svizzero Scelta TV, declina ogni responsabilità su quanto dichiarato e pubblicato dalla precedente e cessata casa editrice F.lli Consolazione
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Edited by Dantus - 8/6/2009, 22:24
 
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nella foto: 1980 La trasmissione "Capitale Sport" di TRCM.


CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 01/80

periodo: 1 gennaio - 5 gennaio 1980

Molti lettori continuano a scriverci (basti ricordare, per citare una delle più gradite, la lettera della signorina Illa Minniti) su un tema di fondamentale importanza: il formato della rivista. Ci ricordano che, nati in dimensione casereccia (eravamo allora un semplice bollettino che riproduceva quasi senza commento i programmi) abbiamo presto saputo elevarci ad organo di opinione. Perché, è la logica conseguenza, non tornare alle 32 pagine? Perché mantenere l'attuale formato ridotto? Ebbene, su questo punto vogliamo essere, come è nostro costume, completamente sinceri coi nostri lettori. Anche al nostro interno, per usare una espressione di moda, si scontrano due linee. La prima muove da dati sicuri, confortati da una ormai quadriennale esperienza: siamo un giornale acquistato da un pubblico popolare (nel senso migliore del termine), gran parte del quale è costituito da giovani. Tornare al formato grande significherebbe (considerati gli attuali costi di carta e stampa) aumentare il prezzo. Il pericolo: la disaffezione da parte del pubblico che più ci segue, con un conseguente salto nel buio. La seconda linea imposta diversamente il problema: il pubblico ci conosce ed apprezza per la nostra indipendenza, non ci abbandonerà qualora il prezzo di copertina dovesse subire, come si dice oggi con eufemismo, un «ritocco». Chi ha ragione? Stiamo discutendo. Ma una chiara consapevolezza sovrasta la nostra ricerca: dobbiamo evitare tutto ciò che ci possa, in un modo o nell'altro, portare sulla strada inclinata della sovvenzione. È veramente libero chi non si rivolge per aiuti finanziari ad altri. Su questa base stiamo cercando la soluzione che soddisfi, come è giusto che sia, i nostri affezionati lettori. In breve dall'etere libero. Le dichiarazioni di Piero Passetti sembra abbiano incontrato eco favorevole in viale Mazzini: sembra che la controversia Video 1/RAI possa trovare una soluzione rapida e soddisfacente per tutti. Ma quale canale potrà, l'azienda di stato, offrire a Videouno in cambio del 39? La collaborazione fra telelibere fa passi avanti. Per iniziativa di TRCM le emittenti aventi il ripetitore a Monte Cavo si sono già riunite due volte. Motivo: installare un gruppo elettrogeno a Monte Cavo. Così non si avranno più le frequenti interruzioni dei programmi dovute a mancanza di energia elettrica. Dalla guerra di «tutti contro tutti» all'intesa; è questa la via che «Scelta TV» ha sempre indicato agli operatori del settore.
 
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nella foto: 1980 VIDEOUNO, Aldo Scagnetti, nella foto con Pasquale Squitieri, conduce il programma "Cinema e Società".


CORREVA L'ANNO 1980
EDITORIALE SCELTA TV 02/80


dal 6 al 12 gennaio 1980

Il 1979 si conclude con segnali incerti (e per molti versi preoccupanti). La situazione mondiale si aggrava. I contrasti fra le nazioni non hanno più al centro il solito contenzioso politico (e comprendiamo in questo termine le dispute e le rivendicazioni concernenti i confini), ma riguardano temi ben più scottanti: le fonti di energia. L'umanità moderna ha ormai unanimemente rifiutato la guerra come sistema di risoluzione delle controversie internazionali; ma la necessità di reperire fonti di energia (anche per evitare ondate massicce di licenziamenti) può sospingere gli Stati verso decisioni estreme. Auguriamoci che ciò non avvenga e auspichiamo (per quanto attiene direttamente alla nostra attività) la soluzione pacifica dei contrasti nell'etere libero. Non dubitiamo che ciò sia possibile. Si prenda il caso del canale 39. Quando venne acquistato, noi scrivemmo che l'acquisto ci appariva azzardato in quanto risultava che tale canale era riservato alla RAI per la ripetizione fuori Roma del segnate del 2 ° programma. A vevamo ragione (anche se l'utilizzazione prevista riguardava non la diffusione del 2 °, bensì quella del terzo per la zona del Lazio meridionale). È successo così che, in concomitanza con l'inizio della programmazione regolare della Terza rete, gli affezionati di Videouno sono rimasti a bocca asciutta. Hanno però subito appreso che la loro emittente si era spostata sul 64. Noi ci siamo adeguati: i programmi di Videouno li abbiamo infatti abbinati al canale 64. Nascono (è ovvio) molti problemi; verrà trovata una soluzione pacifica fra RAI e Videouno? Dovremo, dopo la Svizzera, rinunciare definitivamente a Koper/Capodistria, il che metterebbe definitivamente la Capitale in condizione di inferiorità rispetto alle altre città italiane? Per quanto riguarda il primo problema, Piero Passetti, direttore responsabile dell'emittente di «Paese sera», ha dichiarato al nostro giornale di optare per la soluzione amichevole. Sulla seconda questione, siamo più prudenti. Rinunciare definitivamente anche a Capodistria? È possibile; è tutto possibile, finché non avremo quella normativa che ogni persona responsabile si augura diventi il più presto possibile realtà.
 
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nella foto: 1980 La trasmissione "Capitale Sport" di TRCM.


CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 03/80


periodo: 13 gennaio - 19 gennaio 1980

Il 1980 sarà l'anno della terza rete RAI? Molte cose lo fanno pensare. Innanzitutto una necessità storica: quella di far conoscere quella che (con espressione approssimativa ma efficace) viene definita la «cultura regionale» italiana. Tutti sanno che il nostro Stato unitario si è formato con un ritardo di almeno quattro secoli rispetto ai più grandi omologhi dell'Occidente (Inghilterra, Francia, Spagna). Risultato inevitabile: si è formata nel tempo, nelle varie regioni, una «cultura» specifica, diversa dalle caratteristiche di tutto quanto (dal 1861 in poi) può essere etichettabile come «cultura nazionale». Largo spazio d'azione, quindi, e meravigliosa occasione di creatività per gli operatori culturali (pensiamo, per quanto riguarda il Lazio, allo splendido «Natale fra i pastori sardi del Lazio» che ci è stato presentato). Per questo non riteniamo giusti messaggi come quello trasmesso dal circuito SIT («invitiamo tutti i telespettatori a protestare presso il loro consiglio regionale contro la terza rete»). Non si può protestare tout court contro la terza rete, che nasce da motivazioni profonde (sarà anche, fra l'altro, un banco di prova per la effettiva attuazione della legge di riforma dell'azienda di stato). Si potrà protestare dopo, se la terza rete mostrerà di non riconoscere l'esistenza e la specificità delle emittenti private. Il discorso da fare è questo: bisogna avviare un costruttivo dialogo fra le televisioni libere e la terza rete affinché non vi sia scontro, ma fiorisca una collaborazione vantaggiosa per tutte le parti in causa. Altre questioni. Continuano ad arrivare in redazione lettere concernenti il formato di «Scelta TV». Noi abbiamo esposto correttamente le ragioni che ci consigliano di non aumentare, per il momento, il numero delle pagine. Ma invitiamo i nostri lettori a farci pervenire il loro argomentato punto di vista. «Angolo tecnico». Le valutazioni sulle varie emittenti esposte dal nostro ing. Ucci nei numeri 50, 51, 52 della rivista, hanno suscitato reazioni diverse. Tutti coloro che hanno trovato qualcosa da obiettare potranno, anche in questo caso, esporre sulle nostre colonne il loro punto di vista. E concludiamo colle televisioni. L'anno che si apre (che verrà ricordato come l'anno della normativa) sarà decisivo. Vediamo con piacere che molte di loro hanno dato inizio a una programmazione regolare (pensiamo in questo momento a TRCM). Era ora. Si è sperimentato abbastanza. Il salto di qualità non può più essere rinviato.
 
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nella foto: 1980 VIDEO UNO, l'onorevole Aldo Tozzetti risponde alle domande dei telespettatori.


CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 04/80


periodo: 20 gennaio - 26 gennaio 1980

Continua la vivace e ricca di imprevisti vita delle emittenti locali. Alcune vivacchiano, altre mostrano segni di evoluzione qualitativa, mentre nuovi big, finora rimasti alla finestra, si affacciano nell'etere. La normativa continua a mancare, il che non significa che sia assente nell'emittenza privata, una linea di normalizzazione: questa si delinea al contrario in tutta la sua forza. In sostanza si verifica questo: in mancanza di una disciplina giuridica, il più forte (economicamente) costruisce una solida potenza, uno stato di fatto che, coinvolgendo il posto di lavoro di centinaia di persone, non potrà poi non condizionare il legislatore. A questo punto qualcuno ci chiederà: e la normativa? È da segnalare l'ultima presa di posizione in merito, quella di Giuliano Silvestri, vice responsabile dell'ufficio stampa e propaganda della Democrazia Cristiana. «La Corte Costituzionale ha preso decisamente posizione in favore del primato del servizio pubblico» - ha detto, e non si può non sottolineare l'opportunità di questo richiamo. Al quale se ne è aggiunto un altro ugualmente calzante: stabilito che le tv libere sono ormai una realtà consolidata, occorre far sì che la normativa fissi àmbiti di emissione per le emittenti private, che non siano né troppo estesi né troppo limitali, in modo da non compromettere l'economicità delle gestioni». La situazione delle emittenti private è oggi talmente differenziata che non è più possibile fissare bacini di udienza rigidi, uguali per tutti (come sostanzialmente previsto dal progetto Gullotti). Misure di questo tipo - ha commentato l'agenzia A.G.A. - sarebbero oggi inaccettabili. Un po' come costringere per legge migliaia di persone a indossare un abito della stessa taglia: tutti in abiti di taglia 50 o 54. Assurdo, evidentemente. Ma ciò prefigura «una bella gatta da pelare per i legislatori». Dall'etere libero laziale: Videouno ha occupato il canale 64, il che ha provocato le proteste di molti telespettatori. La questione è certo controversa. Ci limitiamo ad osservare: Videouno è emittente italiana, che dà lavoro a giornalisti e tecnici italiani. È assurdo pensare che debba avere la precedenza su una emittente (senz'altro apprezzabile per qualità dei programmi) che ci giunge dalla lontana Slovenia? Ciò non toglie che l'occupazione del canale 64 abbia suscitato e susciti più di una perplessità.
 
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 05/80


periodo: 27 gennaio - 2 febbraio 1980

Non c'è dubbio che sia in corso una interessante evoluzione nel campo delle televisioni private. Ci si rende conto, in generale, che il progresso verso la professionalità non è ulteriormente rimandabile. Matura la consapevolezza del fatto che una emittente, per il solo fatto di agire su un territorio, deve in qualche misura rispecchiare i problemi di questo. È un po' il problema dell'informazione giornalistica. Quali sono le emittenti romane che hanno già iniziato ad operare in questo senso mettendo a punto un telegiornale? Vediamo. TRCM, che ha inaugurato recentemente la programmazione regolare, ha allo studio un telegiornale. Attualmente ha mandato solo servizi giornalistici sui problemi dell'etere libero. Antenna 4 e Teletuscolo non sono ancora entrate in quest 'ordine dì idee. Teleradiosole ha un telegiornale abbastanza buono e moderno. Non ci sono però riprese esterne (e l'emittente ne avrebbe i mezzi). TeleLazio ha fatto una scella precisa, interessante: il suo è un telegiornale locale, destinato alla provincia pontina. R. T.I., TV A e Telejolly risultano prive di bollettini politici. Per quanto riguarda T.R.E. siamo di fronte a un telegiornale di prim 'ordine (inoltre questa emittente ha, con Teleregione, l'esclusiva in plancia a Montecitorio, dove può collocare i suoi giornalisti per servizi di qualunque genere). Giudizio ugualmente positivo per Teleregione, che sembra però non sfruttare anch'essa a fondo le sue grandi capacità. Il notiziario di SPQR è di tipo prevalentemente nazionale. Anche qui si nota l'assenza di riprese esterne. GBR e Quinta Rete preferiscono attualmente fare a meno del telegiornale, così come PTS, Telemare, Teleroma 56 (che peraltro dedica grande spazio ai problemi politici) e Telestudio. Il telegiornale di TVR Voxson è di taglio prevalentemente nazionale, mentre quello di Teletevere appare di tono minore. Ottimo quello di Teleurbe, estraneo anch'esso alla problematica laziale (viene infatti dal Ciocco in provincia di Lucca). Del telegiornale della «Uomo TV» non è neanche il caso di parlare. E non solo per la presenza della fondamentale collaborazione de «La Repubblica». L'impostazione di fondo dell'emittente privilegia l'informazione giornalistica. Panorama diversificato, quindi. Una linea di massima è bene però ricordare: il telegiornale dovrà (dovrebbe già oggi) essere soprattutto regionale. Perchè regionale è la realtà che le telelibere rispecchiano.
 
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 06/80


Contìnua l'incertezza nell'etere libero laziale. Novità, sorprese, contese giudiziarie si intrecciano in un ambiente in cui dominano l'insicurezza e l'incertezza per il futuro. Prendiamo, per fare un esempio, il canale 52. Prima era quello - come tutti sanno - dello «staremo bene insieme», uno «staremo bene insieme» che, auspice Radaelli, veniva sempre più procrastinato nel tempo. In pratica non si vedeva che il monoscopio. Poi ci fu il colpo di scena. Ignoti (come abbiamo riferito in un nostro editoriale) sarebbero penetrati di notte nella stanzetta de «La Voce di Roma» su a Monte Cavo. Simultaneamente faceva la sua apparizione il Canale 10, si allungava cioè su Roma la mano di Silvio Berlusconi, l'«industriale di tipo nuovo», l'inventore di Milano 2 ed ora promotore di network (catena televisiva) di grosse ambizioni (se ne occuperà nel «Flash», che verrà pubblicato nel prossimo numero, il nostro Osservatore). Canale 10 era «uscito» benissimo come era più che prevedibile, dati i mezzi tecnici e finanziari che gli stanno alle spalle. Poi - improvvisamente - il nuovo colpo (forse sarebbe meglio, per mantenere le misure, dire «colpetto») di scena: sul 52 riappare «La Voce di Roma». Non c'è neanche il tempo di sorprendersi perché sullo stesso canale, riappare il Canale 10. Come finirà? E chi lo sa. A noi basta essere cronisti di questo strano mondo etereo che da cinque anni andiamo descrivendo. Anche perché se ci spostiamo, nel la quinta banda, non è che la situazione muti di molto. Prendiamo il canale 63: qualche giorno fa si è rivisto il monoscopio di TVT. Ma non si tratta - dirà qualcuno - del canale rivendicato da Telelazio? Non solo da Telelazio; bensì anche da Canale Italia e da Canale 13. Ora su questo stesso canale è visibile anche 5a Rete. Troppi galli nel pollaio, evidentemente; col risultato che (ammesso che ne sia capace) nessuno è in grado di emettere il suo chicchirichì. Altre in breve. In questo numero troverete l'intervista di Antonio Spina, il giovanissimo segretario dell'Associazione Emittenti Radiotelevisive (A.E.R.). Ci pare che la sua proposta sia effettivamente di tipo nuovo; per questo il nostro Osservatore gli ha dedicato una delle sue interviste. Un 'ultima osservazione. Tutti avranno visto in città i manifesti dello «Stop in FM». Anche quella della Media system ci sembra una iniziativa qualitativamente nuova: far uscire le emittenti dal loro isolamento. Con prospettive di arricchimento qualitativo e di espansione pubblicitaria indubbiamente notevoli.
 
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 07/80


In questo numero il Flash di Fausto Rocci è dedicato al «fenomeno Berlusconi». Nell'osservare il boom di questo giovane industriale, il nostro collaboratore commenta con una certa amarezza: «Ma la tv di stato non doveva mantenere un valore di guida, come portatrice dei valori espressi in Parlamento dal pluralismo delle forze democratiche? Non doveva star lì a dimostrare che esiste qualcosa al di là del (sia pur sacrosanto) business? La realtà di tutti i giorni sembra purtroppo dar ragione a chi prevede il progressivo naufragio dell'elefantiaco, burocratico, inefficiente esercito di generali», il castello kafkiano che doveva (grazie a una legge di riforma indubbiamente, cioè della RAI, ben congegnata, ma rimasta lettera morta) trasformarsi in «casa di vetro» - secondo i dettami di una sana democrazia - mostra sempre più la sua decrepitezza. Ne prendiamo atto, ma non con piacere. Abbiamo sempre creduto in una dialettica (ci si perdoni il termine abbastanza screditato) fra funzione guida della RAI e libero pluralismo radiotelevisivo. Purtroppo, nell'incertezza prolungata che sembra caratterizzare tutto ciò che ha attinenza collo Stato, prevale la «razionalizzazione» dei big, la legge del più forte. E goda chi vuol godere, di questa situazione (che non è secondo noi tale da rallegrare chi spinga il suo sguardo un po' più oltre la quotidianità). Altre notizie. Parlavamo, nel numero scorso di controversie giudiziarie, anche se ci siamo dimenticati poi di esemplificare. Bene: la magistratura ha mostrato di essere in grado di dirimere un 'altra questione, la «guerra del canale 34». Ha dato ragione a TeleTevere. VideoLazio ha dovuto «spegnere» (si trasferirà su altro canale?). In breve A.G.Ra.T.: è, come forse non molti sanno, l'associazione dei giornalisti radiotelevisivi. Ha indetto un convegno a Fiuggi. Tema: l'informazione nelle emittenti libere. Come sappiamo la presenza giornalistica non è nelle telelibere pari alle necessità. Perchè? Se ne discuterà appunto nella cittadina ciociara. Koper/Capodistria. Il lettore Guido d'Angelo ci accusa: perché avete preso atto di un sopruso assegnando il canale 64 a Videouno? Perché noi teniamo conto della situazione di fatto (valga l'esempio del canale 62, per il quale riportiamo Canale 10, pur sapendo che è riservato al ministero della Difesa). Presenza di «Scelta TV» sul «Corriere Culturale» di TeleRegione: siamo sempre più presenti sui vari canali. Vedremo più da vicino la linea che ispirerà i nostri interventi.
 
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 08/80


La «guerra dei canali» contraddistingue ancora - nel quadro di quella che il ministro francese delle poste ha definito l'«apocalisse radiotelevisiva italiana» - la situazione dell'inquieto etere libero laziale. Nel numero 6 della nostra rivista ci siamo occupati della situazione dei canali 52 e 63. Rivediamola oggi, dato che il succedersi degli avvenimenti è sempre tumultuoso e fa si che ciò che appare stabile oggi risulti completamente ribaltato domani. Cominciamo dal canale 52. Era quello, come tutti ricordano, dello «staremo bene insieme» di Ezio Radaelli. Tutti aspettavano il realizzarsi di questa profezia (anche perché non è da oggi che le vicende umane sembrano avviarsi su una china sempre meno divertente); inutilmente, perché il monoscopio de «La voce di Roma» non forniva il minimo sentore di una futura programmazione. Poi si è avuta l'improvvisa esplosione di «Canale 10». Secondo Radaelli, ignoti avrebbero manomesso gli impianti di monte Cavo, appunto per neutralizzare il vecchio segnale e lasciare via libera al nuovo. Canale 10, di Silvio Berlusconi, ha iniziato la sua programmazione (ottima, in verità, in quanto l'imprenditore milanese si è assicurato, come tutti sanno, tutti i migliori titoli - televisivamente inediti - della Titanus). Sembrava che l'ideatore di Milano 2 avesse definitivamente messo K.O. Radaelli e la gente, a dire il vero, s'era volentieri abituata a considerare il 52 «proprietà» di Canale 10, in quanto aveva indubbiamente guadagnato nel cambio. Senonché nuovi segni di incertezza si sono manifestati; Canale 10 si vede male, e nessuno sa naturalmente il perché l'emittente non si era neanche preoccupata di segnalare il suo recapito romano alla stampa specializzata). Che Radaelli, non domo, sia passato all'attacco? A proposito di «attacchi». Non tutti sono corretti e basati sulla convinzione del proprio buon diritto. Si veda il caso dei disturbatori delle radio. Da tempo ci chiedevamo quando i «soliti ignoti» avrebbero dedicato un po' di attenzione alle frequenze radiotelevisive dal momento che il taglieggiamento dei negozianti si fa (nella nostra città almeno) sempre più difficile. Poi abbiamo saputo dell'azione dei carabinieri che ha preso sul fatto un «disturbatore» di professione. Una buona notizia, finalmente (e tutti sanno se ce n'è bisogno). Perfinire. Canale 63. Conteso e occupato sulla carta da molte emittenti, è oggi utilizzato da 5a Rete che ha stipulato un accordo con TVT.
 
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 09/80


Il nostro Osservatore (Fausto Rocci) ha seguito fin dall'inizio la questione della terza rete RAI con una particolare attenzione. «Scelta TV», che ha sempre evitato ogni tonalità scandalistica e di puro intrattenimento, ma ha scelto di collocarsi nell'area della discussione, ha subito inquadrato la questione della terza rete nella sua giusta luce. Si trattava - da parte della RAI - di un adempimento necessario, previsto dalla legge di riforma. Era quindi infondato (anche se comprensibile) l'invito che veniva da molte parti (anche autorevoli): essere meglio per l'azienda di stato abbandonare (visto il fallimento dovuto alla progressiva burocratizzazione delle due reti già esistenti) il nuovo progetto. Una terza rete c'è già - si scrisse da molte parti - ed è costituita dalle televisioni private che si tratterà soltanto di disciplinare e coordinare. Loro e non la RAI (sia pure nella versione delle direzioni decentrate) sono in grado di rispecchiare l'autentica realtà del Paese. Il ragionamento ci sembrava non astratto (tutt'altro), ma tale da precludere pregiudizialmente ogni possibilità di rinnovamento interno della RAI. Per questo abbiamo seguito con fiducia l'istituzione della terza rete. L'azienda di stato deve continuare ad avere - e non solo perché lo stabilisce la sentenza della Corte Costituzionale liberalizzatrice dell'etere - una funzione di preminenza. Si tratterà, abbiamo sempre scritto, di trovare la giusta collaborazione con l'emittenza privata. Poi dalle parole si è passati ai fatti. E purtroppo bisogna riconoscere che i primi risultati non sono dei più confortanti. Se ne occupano oggi i rotocalchi a grande diffusione. «Pietà, spegnete la terza rete!», titola «L'Espresso» che scrive: «Pochi capiscono a che cosa serve; gli intellettuali, per lo più, restano sconcertati. Perfino nel Pei, che più di ogni altro si è battuto per la sua realizzazione, non mancano perplessità. E intanto l'Italia sommersa che il nuovo canale doveva portare alla luce, è rimasta sommersa». Viene citata l'affermazione di Brecht, secondo cui i mass media trasmettono solo silenzio e rumore perché chi li usa, in realtà, non ha nulla da dire. Il problema è complesso, e ce ne occuperemo ancora. Certo i grandi gruppi privati (Mondadori, Berlusconi, Rusconi, Rizzoli) hanno tutto l'interesse a condannare a priori una realtà che è in divenire. Ma c'è molto di vero nelle critiche. Ancora una volta l'imprenditore pubblico appare non all'altezza dei propri compiti.
 
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view post Posted on 16/6/2009, 18:45
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CORREVA L'ANNO 1980
SCELTA TV EDITORIALE 10/80


Quasi in concomitanza con la presentazione della proposta comunista di regolamentazione dell'emittenza privata, il ministro delle telecomunicazioni ha presentato finalmente, affinché venga esaminata dagli esperti dei partiti, la sua bozza di legge normativa per la disciplina delle radiotelevisioni libere. «Ce l'aveva pronta o la teneva chiusa nel cassetto?», si chiede a questo proposito il «Corriere della sera», che cosi continua: «Oppure lo ha preparato in gran fretta in pochi giorni dopo che il presidente della RAI lo aveva accusato di non essere stato capace «in quattro anni durante i quali è stato ministro delle poste», di mettere giù una bozza di progetto di legge? Fatto sta che, mentre l'idea-base presentata a suo tempo da Gullotti raccolse a suo tempo il consenso di tutte le parti politiche, quella elaborata da Vittorino Colombo sembra scontentare un pò tutti (della questione si occuperà in dettaglio quanto prima il nostro Osservatore Fausto Rocci). Alcuni punti appaiono già da oggi abbastanza discutibili: la possibilità di concentrazione di più di una licenza radiofonica o televisiva nelle stesse mani (il che lascia via libera alla penetrazione di trust, dei monopoli che il progetto Gullotti, molto giustamente, si proponeva di contrastare). L'altro punto che lascia perplessi è l'istituzionalizzazione, senza contropartita (perché non risulta che Montercarlo, Francia e Jugoslavia permettono di diffondere sul loro territorio il segnale delle nostre emittenti, pubbliche o private che siano. Anzi, si apprende ogni giorno di interventi diplomatici sulle nostre autorità, tesi a stroncare le emittenti che «sconfinano» sulle aree coperte dal loro monopolio radiotelevisivo) delle televisioni estere. Anch'esse possono trasmettere il 10% di pubblicità (che sottraggono alle emittenti autenticamente italiane); inoltre viene loro riconosciuta la facoltà - negata alle televisioni libere nazionali - di coprire tutto il territorio nazionale mediante una rete di ripetitori. Ma veniamo a questo numero di «Scelta TV». Venendo incontro a innumerevoli richieste di lettori, pubblichiamo la prima partedell'elenco completo dei monoscopi pubblicati con indicazioni precise sul numero (e l'anno) della rivista in cui sono comparsi. Per questo abbiamo dovuto sacrificare lo spazio del nostro bravo Aldo Ucci che del resto si merita due settimane di riposo.
 
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