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| CORREVA L'ANNO 1980 SCELTA TV EDITORIALE 09/80
Il nostro Osservatore (Fausto Rocci) ha seguito fin dall'inizio la questione della terza rete RAI con una particolare attenzione. «Scelta TV», che ha sempre evitato ogni tonalità scandalistica e di puro intrattenimento, ma ha scelto di collocarsi nell'area della discussione, ha subito inquadrato la questione della terza rete nella sua giusta luce. Si trattava - da parte della RAI - di un adempimento necessario, previsto dalla legge di riforma. Era quindi infondato (anche se comprensibile) l'invito che veniva da molte parti (anche autorevoli): essere meglio per l'azienda di stato abbandonare (visto il fallimento dovuto alla progressiva burocratizzazione delle due reti già esistenti) il nuovo progetto. Una terza rete c'è già - si scrisse da molte parti - ed è costituita dalle televisioni private che si tratterà soltanto di disciplinare e coordinare. Loro e non la RAI (sia pure nella versione delle direzioni decentrate) sono in grado di rispecchiare l'autentica realtà del Paese. Il ragionamento ci sembrava non astratto (tutt'altro), ma tale da precludere pregiudizialmente ogni possibilità di rinnovamento interno della RAI. Per questo abbiamo seguito con fiducia l'istituzione della terza rete. L'azienda di stato deve continuare ad avere - e non solo perché lo stabilisce la sentenza della Corte Costituzionale liberalizzatrice dell'etere - una funzione di preminenza. Si tratterà, abbiamo sempre scritto, di trovare la giusta collaborazione con l'emittenza privata. Poi dalle parole si è passati ai fatti. E purtroppo bisogna riconoscere che i primi risultati non sono dei più confortanti. Se ne occupano oggi i rotocalchi a grande diffusione. «Pietà, spegnete la terza rete!», titola «L'Espresso» che scrive: «Pochi capiscono a che cosa serve; gli intellettuali, per lo più, restano sconcertati. Perfino nel Pei, che più di ogni altro si è battuto per la sua realizzazione, non mancano perplessità. E intanto l'Italia sommersa che il nuovo canale doveva portare alla luce, è rimasta sommersa». Viene citata l'affermazione di Brecht, secondo cui i mass media trasmettono solo silenzio e rumore perché chi li usa, in realtà, non ha nulla da dire. Il problema è complesso, e ce ne occuperemo ancora. Certo i grandi gruppi privati (Mondadori, Berlusconi, Rusconi, Rizzoli) hanno tutto l'interesse a condannare a priori una realtà che è in divenire. Ma c'è molto di vero nelle critiche. Ancora una volta l'imprenditore pubblico appare non all'altezza dei propri compiti. |